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Una battaglia responsabile per regolamentare la cannabis


La regolamentazione della cannabis è una battaglia di civiltà e libertà

Quella lanciata dal CIRCA, e raccolta da buona parte della politica, sulla regolamentazione della cannabis è una battaglia libertaria e di civiltà, antiproibizionista e responsabile. Ciò perché non si tratta, come qualcuno adombra, di ragazzetti che non sanno cosa sia la droga. Anzi, proprio il contrario.
Abbiamo fatto due chiacchiere col presidente del comitato CIRCA, Sinue Bernasconi, che proprio da questo punto parte. 

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Insomma, non siete una banda di sprovveduti.

Ma no, per niente. Il nostro obiettivo non è banalizzare la sostanza. Al contrario chiediamo che attraverso la prevenzione s’informino – soprattutto i giovani – dei rischi cui si va incontro consumando canapa. La nostra proposta ha come base due punti ben precisi. Il primo è uno studio preliminare dell’Uni di Berna che afferma come la stragrande maggioranza dei campioni di cannabis prelevati in tutta la Svizzera , il 91%, e alcuni anche in Ticino, una quindicina su 150, siano stati trovati altamente contaminati ad esempio da muffe, pesticidi e metalli pesanti. Regolamentando il mercato della cannabis si eviterebbe di lasciare il monopolio a organizzazioni criminali che, e qui arriviamo al secondo punto, per incrementare il loro business malavitoso tagliano la canapa con sostanze pericolose per aumentarne il peso e quindi il ricavo. Fosse lo Stato a occuparsi di questo, si ridurrebbero i rischi cui incorrono i consumatori e si sottrarrebbe al crimine organizzato un mercato stimato – nella sola Svizzera – a circa 600 mio di franchi all’anno.

Una critica che vi viene mossa è di sottovalutare il concetto di “droga”, altri vi danno, simpaticamente o meno, dei ragazzacci comunisti… la vostra battaglia non fa l’unanimità.

Beh, la teoria dei “ragazzacci comunisti” la giriamo volentieri a Dick Marty, il quale già da diversi anni sostiene che la politica sulla droga abbia fallito. A parte le battute, noi non sottovalutiamo niente. Anzi, siamo a favore di un approccio pragmatico che permetta di mantenere il più basso possibile il numero di persone che fa un uso problematico e irresponsabile di canapa. In questo modo miriamo anche a ridurre i costi sanitari che derivano dalla canapa contaminata e riallocare le risorse dell’apparato repressivo-giudiziario nella protezione mirata dei minorenni. Inoltre, chi fornisce canapa ai minorenni dovrebbe essere punito più severamente! Siamo convinti che serva un cambio di mentalità: con la regolamentazione, chi consuma cannabis sarà informato direttamente da personale competente di quali principi attivi sta assumendo e quali effetti avranno, di come dovrebbe (e non dovrebbe) comportarsi dopo averlo assunto (ad es. non mettersi alla guida); insomma i punti di vendita fungerebbero anche da luogo in cui far prevenzione e individuare i casi di consumo problematico, al fine d’indirizzarli verso la struttura più adeguata.

Perché oggi questo non succede?

Il problema oggi è che il personale adibito alla prevenzione non riesce a svolgere un intervento mirato, proprio perché i consumatori di canapa – pur rappresentando una fetta relativamente cospicua della popolazione – non ce l’hanno scritto in fronte che consumano canapa. Ci si trova dunque a far un tipo di prevenzione detta “universale” quando quella “indicata” (ossia che si rivolge a persone che già consumano canapa) darebbe dei frutti sensibilmente migliori e investendo meno risorse.

Sembra il paradosso del “coltello da cucina”. Non è che se un pazzo accoltella la moglie col coltello per le bistecche vengono requisiti tutti i coltelli usati correttamente.

Esatto, è chiaro che se assumi cannabis (anche quella light, ricordo che la soglia massima è di 1.5 microgrammi di THC per litro di sangue) poi non devi guidare, ma qui oltreché essere una questione di buonsenso torniamo al discorso di prima. Togliendo a spacciatori e criminalità il monopolio della cannabis si può costruire un autentico sistema che sensibilizzi e responsabilizzi il consumatore. Ma se non devi guidare, se sei a casa tua dopo una giornata di lavoro e ti vuoi fumare uno spinello prima di dormire perché devi sentirti un criminale ed essere obbligato a fumare una canapa che – ora ne abbiamo la conferma – contiene più veleno che altro?

Nei giorni scorsi il Tagi (Tages-Anzeiger) ha scritto che è stata depositata in Cancelleria federale un’iniziativa per legalizzare la cannabis. In Ticino vi sostengono pure Pamini e Rückert. Insomma, si sta muovendo qualcosa?

Assolutamente sì! La brezza di cambiamento proveniente dalle Americhe (oltre la metà degli Stati USA… ma anche Uruguay, Messico e Canada) non tarderà ad accarezzare anche il Vecchio continente. È solo questione di tempo. Quello che sembra evidente è che siamo di fronte a una battaglia di civiltà e di libertà, e la politica ha il dovere oggi di occuparsi di una tematica delicata e che, anche per questo, deve essere sottratta a chi lucra illegalmente a scapito della salute dei cittadini. La via della regolamentazione sta dando dei risultati positivi nel resto del mondo. Perché in Svizzera dovrebbe essere diverso?

Si ha un’idea di quanti siano in Svizzera i consumatori di canapa?

Un recente studio dell’Uni di Losanna dice che quasi il 60% dei 16-20enni Ticinesi ha già consumato canapa. Altro dato impressionante (tratto da uno studio del Monitoraggio svizzero delle dipendenze) è quello dell’aumento di circa il 10% (tra i 20-29enni svizzeri) di coloro che nel corso dell’ultima uscita hanno consumato canapa (passaggio da circa il 2-3% [dati 2013] a 12-16% [dati 2015]!). In totale, le statistiche parlano di circa mezzo milione di consumatori in Svizzera per una cifra d’affari che può raggiungere i 600 milioni l’anno.

E dall’altra parte della barricata, cioè chi deve far rispettare la legge, come viene vista questa vostra battaglia? Hai riscontri?

Olivier Guéniat, Capo della polizia giudiziaria del Canton Neuchâtel, mi ha recentemente detto che durante una formazione di agenti dell’antidroga provenienti da tutto il Paese, ha sottoposto ai partecipanti un sondaggio anonimo. Tra le domande figurava anche: “È d’accordo di regolamentare il mercato della canapa?”. Udite udite, l’83% degli agenti antidroga erano a favore della legalizzazione! L’attuale legislazione è frustrante (multa disciplinare) e ruba risorse che potrebbero essere consacrate a prevenire e perseguire reati ben più gravi (assassinii, stupri, pedofilia, etc.): è una lotta contro i mulini a vento.

Spesso avete parlato anche di vantaggi economici. Quali sarebbero?

Beh, solo in Ticino c’è la stima di + 318 posti di lavoro diretti e 1’275 indiretti (settore agricolo, vendita, logistica, sicurezza, professioni legate alla sanità, etc.).

Articolo correlato:
Progetto pilota per regolamentare la Marijuana in Ticino (CIRCA)

Fonte: GAS.social

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