In Svizzera si consumano 40-60 tonnellate di cannabis all’anno


Circa un terzo degli svizzeri ha già provato la marijuana, e in 500’000 nel 2014 l’hanno fumata almeno una volta.

CannabisTi, Cannabis, Ticino,

Lo dice un sondaggio del Monitoraggio svizzero delle dipendenze. Un gruppo di ricercatori della Scuola di scienze criminali dell’Università di Losanna partendo da questi dati ha così voluto conoscere il rapporto degli svizzeri con la cannabis, prelevando campioni dalle acque nere della capitale vodese.
Conclusione: nella città di 220mila abitanti si consumano ogni giorno 3,1 chili di cannabis.
Proiettando questi risultati su scala nazionale, si può stimare che nella Confederazione vengano consumati fra i 70 e i 170 chili d’erba ogni 24 ore. In un anno fanno 40-60 tonnellate.

Cifre che innalzano le stime sui consumatori di cannabis; dal 6,7 al 10%. Come dire che uno svizzero su dieci si fa una canna.
Intanto, in Ticino si registra l’ultimo importante sequestro di “erba”, 60 chili intercettati giovedì scorso a Chiasso-Brogeda.

“Sapendo che ogni grammo di erba costa 10 franchi, il mercato della cannabis ha un valore tra i 400 e i 600 milioni l’anno”, sottolinea Pierre Esseiva, il docente responsabile della ricerca.
Una manna che finisce “principalmente nelle mani delle organizzazioni criminali”, aggiunge Olivier Guéniat, capo della polizia giudiziaria di Neuchâtel e membro della Commissione federale sulle dipendenze.
Secondo lui tra il 60 e il 75% del consumo in Svizzera proviene da coltivazioni sul territorio. “Si va dalle 4-5 piantine nascoste in un armadio a piccole aziende, che di piante ne coltivano 3-400”, afferma.

Ma il traffico rivela anche l’esistenza di reti internazionali, dai Balcani all’Olanda.
Alcune di esse sono state recentemente smantellate dalla polizia. “Ogni giorno arrestiamo individui in possesso di qualche grammo di cannabis. Ma non è un gran deterrente – sottolinea Guéniat -. L’anno scorso sono state trovate 2,8 tonnellate di cannabis e derivati.
Il 70% delle infrazioni alla legge sugli stupefacenti sono legate alla canapa“.
Il capo della polizia neocastellana stima che il costo complessivo per la repressione del consumo di droghe sia di 500 milioni di franchi all’anno. Guéniat ritiene che per sconfiggere le organizzazioni criminali ci sia un solo metodo: sostituire il mercato illegale con quello legale.

L’esperienza lo ha convinto a cambiare opinione. Nel 1999 era stato consultato da un gruppo di lavoro federale per studiare la depenalizzazione della canapa, e aveva dato un parere negativo. (…)
Durante un sondaggio anonimo effettuato sui suoi agenti, Guéniat ha però avuto una grossa sorpresa: il 70% di loro aveva già fumato erba. E tre quarti di essi si sono detti favorevoli a un nuovo modello di legislazione. (…)
Anche in Svizzera si percepisce un certo cambiamento di orizzonti, dopo che nel 2008 un’iniziativa per la depenalizzazione della canapa era stata bocciata con il 63% di no.

La spinta è arrivata dalle città: Zurigo, Lucerna, Berna, Bienne, San Gallo e Winterthur hanno proposto alternative alla proibizione della cannabis.
Poi c’è Ginevra, dove un progetto dell’ex consigliera federale Ruth Dreifuss, vorrebbe istituire un’associazione di consumatori di cannabis. (…)
Morten Keller, medico e direttore del Dipartimento della salute della città di Zurigo, ha vissuto i tempi delle scene aperte della droga. “Messi con le spalle al muro, dovemmo trovare delle alternative alla repressione.
E le abbiamo cercate collaborando con polizia, servizi sociali ed esperti”.
Dopo lo sgombero, nel famigerato Platzspitz ora si vedono al massimo sparuti gruppi di fumatori di cannabis, che hanno sostituito gli eroinomani. “Il fenomeno non è stato del tutto debellato, ma oggi non abbiamo più una criminalità legata agli stupefacenti”. Secondo Keller il regolare una volta per tutte il mercato della cannabis rientra “nel piano della politica dei quattro pilastri, accettata dalla popolazione”.

Dopo il rifiuto del 2008 di modificare la legga sugli stupefacenti (LStup), i fautori hanno spulciato nelle varie leggi, trovando una breccia.
Il testo recita che l’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) può accordare “autorizzazioni eccezionali per la coltivazione, l’importazione, la fabbricazione e la messa in commercio degli stupefacenti (…) se utilizzati per la ricerca scientifica, per lo sviluppo di medicamenti o per un’applicazione medica limitata”.
Le città contano di richiedere questa autorizzazione prima dell’autunno, per avviare progetti pilota di regolamentazione della cannabis.
L’idea è quella di permettere a dei consumatori di cannabis di procurarsi legalmente l’erba presso le farmacie di Berna o le associazioni di Ginevra. Evitando così il mercato nero.
Nemmeno il ministro della Sanità Alain Berset esclude una legalizzazione della marijuana. (…)

Ma c’è chi dice risolutamente no.
Come l’attivista antidroga e consigliera nazionale udc Verena Herzog, che ha inoltrato un’iniziativa parlamentare per limitare la ricerca legata alle droghe agli studi clinici, ciò che eliminerebbe i progetti pilota. Al Nazionale 31 eletti dei partiti borghesi hanno sottoscritto il suo testo. (…).

A favore della depenalizzazione si alzano adesioni inattese, come quella del plr ginevrino Robin Wavre: “L’Udc preferisce nascondersi dietro divieti inapplicabili piuttosto di lavorare ad una soluzione che permetta di limitare i rischi”.
Anche nel Ppd le certezze vacillano. Il consigliere nazionale Dominique de Buman ammette: “Ho sempre pensato che legalizzare le droghe non fosse una soluzione. Ma devo rilevare che la proibizione non riduce il consumo”.

©Hebdo
Traduzione e adattamento di Omar Ravani

Fonte: il Caffè


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1 commento su “In Svizzera si consumano 40-60 tonnellate di cannabis all’anno”

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